venerdì 23 agosto 2024

I Borghi del Gusto lungo le strade ferrate - A Fossalta di Portogruaro il Bar alla Stazione


La stazione di Fossalta di Portogruaro era una stazione del Veneto che si trovava sulla linea ferroviaria Venezia - Trieste.

La stazione venne aperta all'esercizio il 31 dicembre 1888 quando venne aperto il tratto ferroviario che collegava la stazione di Portogruaro con la stazione di San Giorgio di Nogaro provenendo da Venezia. Dal cambio di orario di dicembre del 2004, non è più servita da alcun treno, la definitiva sospensione avvenne nel 2009.[




I giornalisti di Borghi d'Europa hanno visitato il Bar alla Stazione, per l'iniziativa  I Borghi del Gusto 

lungo le strade ferrate.

La visita ha rivelato un locale vivo, pieno di iniziative, con una scelta di vini ben ispirata.

Molte le serate con la musica, a conferma di una vitalità sorprendente.


martedì 30 aprile 2024

Borghi d'Europa e la collaborazione informativa con il Parlamento Europeo – I treni storici in Friuli Venezia Giulia (8)


Nel 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale, la rete d'informazione Borghi d'Europa

costruì, con un paziente lavoro di ricerca, il Percorso Le Ferrovie (non ) dimenticate .

Il Percorso si occupa del futuro delle ferrovie abbandonate, proponendo il loro recupero

come ferrovie turistiche o come ciclovie.

Nel 2019, nella sede del Parlamento Europeo di Milano,Borghi d'Europa presentava ufficialmente una 'griglia' di ben 12 Percorsi internazionali.

Fra questi 'Le ferrovie (non) dimenticate', proponeva una rete di 'Borghi del Gusto lungo le strade ferrate', con 40 tappe ispirate alle Vie del Gusto, in sei paesi europei e 10 regioni italiane.

Attraverso la speciale lente dell'informazione 'ferroviaria', vengono così valorizzati i borghi e le loro specificità storiche, artistiche, culturali ed enogastronomiche.



E’ ripartita la stagione dei treni storici in Friuli – Venezia Giulia: nel 2024 sono previsti ben 28 eventi che interesseranno le più belle linee della Regione con l’obiettivo di promuovere il territorio e dare valenza turistica alle tratte.


L’iniziativa è dell’Assessorato Regionale alle Infrastrutture in collaborazione con Fondazione Ferrovie dello Stato e il contributo degli Enti Locali, dell’Associazionismo locale e di settore e il supporto organizzativo di PromoTurismoFVG per le azioni operative di valorizzazione di promozione del territorio.


Domenica 14 aprile da Treviso a Gemona ha viaggiato il Treno degli Alpini ,organizzato in occasione del 10° Raduno del battaglione alpini “Gemona”.


L’appuntamento successivo domenica 21 aprile: il Treno Trieste e il Mare ha viaggiato da Pordenone a Trieste, passando per Udine, Gorizia e Monfalcone. Si è andati alla scoperta delle bellezze del capoluogo regionale ripercorrendo gli aspetti storico e sociali dello sviluppo legato al Porto e alla tradizione marittima. Infine, il terzo evento il 28 aprile con il “Treno della Contea di Gorizia” sull’itinerario Treviso – Sacile - Pordenone - Udine.


I biglietti per viaggiare a bordo dei treni storici in Friuli – Venezia Giulia sono acquistabili su tutti i canali di vendita di Trenitalia.




In occasione delle Elezioni europee di giugno 2024, Borghi d'Europa e Parlamento Europeo hanno deciso di riavviare il progetto di collaborazione informativa, per promuovere la partecipazione dei cittadini dei Borghi Europei all'evento elettorale e dare una solidità internazionale alla rinnovata scelta dei 40 Borghi per il prossimo quinquennio. Borghi d'Europa sceglierà un numero cospicuo di borghi dalla rete BELC - Rete europea di consiglieri regionali e locali.

Elezioni europee

6-9 giugno 2024 Perché è importante votare

Tra il 6 e il 9 giugno 2024 milioni di europei parteciperanno a plasmare il futuro della democrazia europea in occasione delle elezioni europee.


Si tratta di un momento unico in cui tutti noi possiamo decidere collettivamente sul futuro dell'Unione europea. Votare è sempre importante, a livello locale, nazionale o europeo. È un'ottima opportunità per esprimere la tua opinione sui temi che ti stanno a cuore.


Usa il tuo voto per contribuire a cambiare il mondo in cui vivi

È facile dimenticare quante persone sono interessate dall'esito delle elezioni europee. Il Parlamento europeo adotta leggi che riguardano tutti: grandi paesi e piccole comunità, società potenti e giovani start-up, la sfera globale e quella locale.


La legislazione dell'UE affronta la maggior parte delle priorità delle persone: l'ambiente, la sicurezza, la migrazione, le politiche sociali, i diritti dei consumatori, l'economia, lo Stato di diritto e molte altre ancora. Oggi ogni tema di spicco a livello nazionale presenta anche una prospettiva europea.


Il tuo voto deciderà quali deputati al Parlamento europeo ti rappresenteranno nell'elaborazione delle nuove leggi e influenzeranno l'elezione della Commissione europea. Queste decisioni plasmeranno la tua vita quotidiana e quella di molti altri.


Usa il tuo voto per affrontare le sfide globali che ci circondano

In un mondo sempre più complesso, instabile e interconnesso, l'Unione europea si occupa di sfide globali che nessun paese dell'UE può affrontare con successo da solo. Affrontare le numerose sfide che ci troviamo davanti non è un compito semplice, e votare è il modo in cui puoi influire sulla direzione da seguire.


Usa il tuo voto per sostenere la democrazia

La democrazia non dovrebbe mai essere data per scontata. È un traguardo collettivo e una responsabilità collettiva in cui tutti noi abbiamo un ruolo da svolgere.


La democrazia inizia con le persone: siamo noi che diamo inizio al processo votando alle elezioni europee e le decisioni adottate in quel contesto influiranno sulla nostra vita. Se non partecipiamo, non abbiamo la possibilità di plasmare il futuro; ma al di là di questo, la democrazia parlamentare europea perde la sua forza e i suoi valori perdono significato.

Quante più persone votano, tanto più forte sarà la democrazia.


lunedì 5 giugno 2023

Eurovinum – I vini De Lorenzi di Pravisdomini nella storia dei Percorsi Europei


I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa avevano iniziato il loro viaggio nel Friuli Occidentale nel lontano 1991, quando una visita di Luigi Veronelli aveva portato alla realizzazione di un ricco e articolato inserto nella rivista L'Etichetta.


Pravisdomini era stato uno dei borghi visitati : l'incontro con i vini di De Lorenzi era stato una delle piacevoli soste del gusto.

Il tempo scorre ma non cancella i buoni ricordi : ecco che il Friuli Occidentale ritorna nelle corde dell'informazione grazie al progetto di recupero come ciclovia della Ferrovia Motta di Livenza-San Vito mal Tagliamento.


La nascita del progetto l'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa Adriatico Jonica,Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica), rimette al centro due Percorsi : la Via delle Abbazie (Percorsi della Fede), che tocca Pravisdomini,San Vito al Tagliamento,Sesto al Reghena, Moggio Udinese e Manzano (Corno di Rosazzo) e le ferrovie abbandonate.


La speciale Via del Gusto di Borghi d'Europa inserisce l'Azienda di Pravisdomini nel cammino della rete internazionale : la sede è lungo il tracciato della nuova ciclovia e il 2023 celebra una ricorrenza di tutto rispetto, il 50° della fondazione dell'Azienda stessa.

Dieci degustazioni entro la fine del 2024, con l'intervento di giornalisti della stampa nazionale e internazionale, accompagneranno i prodotti e le eccellenze del territorio.




Al centro della storia aziendale, la sostenibilità.

“Nella realizzazione dei nostri vigneti abbiamo dedicato particolare attenzione all’ambiente, privilegiando un’agricoltura attenta e sostenibile: bassa produzione per ettaro e alta qualità delle uve.

Il territorio

Nella conduzione del vigneto utilizziamo le migliori tecniche agronomiche. Con la scelta del diserbo meccanico, al posto di quello chimico, preserviamo nel verde dei filari la flora e la fauna locale. L’impianto fotovoltaico ci assicura l’autosufficienza energetica e grazie al depuratore le acque impiegate in azienda servono alle necessità del vigneto.

Risorse idriche

Per la naturale conformazione del terreno, particolarmente adatto alla coltura della vigna, non ci sono esigenze di irrigazione dei vigneti. Inoltre ci siamo dotati di un moderno impianto di depurazione delle acque di scarico senza l’utilizzo di prodotti chimici. Le acque depurate vengono riutilizzate nei vigneti.

Energie rinnovabili

Abbiamo deciso di contribuire concretamente al risparmio energetico dotando la nostra cantina di un impianto fotovoltaico da 20 kw. Sopperiamo così interamente alle nostre necessità energetiche, nel rispetto dell’ambiente e della natura che ci circonda. Controlliamo in tempo reale la produzione di energia ed i quantitativi di CO2 che non vengono immessi in atmosfera. Tutto il nostro processo produttivo è orientato ad un basso impatto ambientale e alla ricerca di un continuo miglioramento dello standard qualitativo.

Studiamo i processi biologici per sfruttare al meglio le potenzialità di materie prime naturali senza dover ricorrere all’utilizzo di additivi chimici. La nostra cantina si avvale delle tecnologie di bioenologia per la produzione e lavorazione dei propri vini, impiegando componenti esclusivamente naturali per migliorare e rendere più genuini e duraturi tutti i nostri prodotti. “


“I vini che abbiamo degustato fin dagli anni '90 – osserva Renzo Lupatin, giornalista e presidente di Borghi d'Europa -, rendono per davvero ogni singolo bicchiere unico e indimenticabile.”

De Lorenzi, legati alla Terra come la vite, dal 1973

mercoledì 26 aprile 2023

I Borghi del Gusto lungo le Strade Ferrate – Rivanazzano Terme e il Ristorante Albergo Selvatico

  Riprende il cammino del Percorso Internazionale Le ferrovie dimenticate, che Borghi d'Europa propone nel quadro del progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa Adriatico Ionica).


Nel 2023 verrà ulteriormente approfondito il viaggio dei Borghi del Gusto lungo le strade ferrate, iniziato nel 2018 in occasione dell'Anno Europeo del Patrimonio culturale.

Sei i Paesi europei coinvolti : San Marino, Croazia,Slovenia, Austria,Svizzera (Canton Ticino e Valposchiavo e Italia.


Il Nordest prevede nove tappe : sette in Veneto e due nel Friuli Venezia Giulia.

Le altre regioni italiane coinvolte sono la Lombardia, l'Emilia Romagna, le Marche, il Molise, la Puglia, la Calabria e la Basilicata.


I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno fatto una sosta a Rivinazzano Terme, al

Ristorante Albergo al Selvatico, per l'azione I Borghi del gusto lungo le strade ferrate.



La stazione di Rivanazzano, posta lungo la ferrovia Voghera-Varzi, serviva il comune di Rivanazzano.


La stazione ferroviaria fu attivata il 25 dicembre 1931, contestualmente all'inaugurazione della ferrovia, a cura della Società Anonima per la Ferrovia Voghera-Varzi (FVV).


L'Albergo Ristorante Selvatico esiste dal 1912.


Poco prima della guerra, nel 1940 tale società venne fusa con la Società per le Ferrovie Adriatico Appennino (FAA) che rilevò la gestione della stazione. Durante il conflitto la ferrovia subì pesanti danni, tanto da costringere nel 1944 la FAA a sospendere l'esercizio.


Riattivata a guerra finita, e ripreso l'esercizio, con decreto ministeriale n. 4305 del 9 dicembre 1965 si dispose la soppressione della ferrovia nell'ambito della politica dei cosiddetti "rami secchi"; la stazione fu dunque formalmente soppressa il 1º agosto 1966 .


Dopo la chiusura il fabbricato viaggiatori fu riconvertito in abitazione privata.


La stazione in una cartolina d'epoca

sabato 5 novembre 2022

Lungo le strade ferrate – Osteria del Binario a Zagonara di Cotignola

 



 

Zagonara di Cotignola, piccolo borgo agricolo nel cuore della Bassa Romagna. Appena fuori città, a poche pedalate se volete, ma in uno scenario rurale d’altri tempi in cui pace e poesia sembrano aver trovato la propria dimora secolare.


Qui potrete incontrare l'Osteria del Binario. "La cornice ideale per il nostro concetto di ristorazione: termine questo, che non significa semplicemente condurre un ristorante ma, con un po’ di presunzione, fornire ristoro, rinfrancare, riproporre il piacevole legame con queste terre generose e piene di vita. "


I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno voluto inserire il locale nella rete dei Borghi del Gusto lungo le strade ferrate, che caratterizza il Percorso Internazionale Ferrovie non dimenticate.


Zagonara (Zagunéra in romagnolo) è un piccolo centro abitato di meno di cinquecento abitanti nel comune di Lugo, sebbene una parte sia sotto il comune di Cotignola.

La stazione ferroviaria di Cotignola è attiva sulla linea Faenza-Lavezzola.

Ma ritorniamo alla Osteria del Binario.

"Da un ricco menù del territorio potrete gustare le ricette tipiche della tradizione contadina, rivisitate con creatività ed in armonia con la stagione in corso. Così come i tanti stuzzicanti

prodotti del generoso Appennino Romagnolo. Dalla pasta all’uovo preparata dalle nostre esperte sfogline, ai tagli di carne di prima scelta, accompagnati da fresche verdure a chilometro zero e da una vasta selezione di formaggi delle più svariate stagionature e preparazioni, sapremo darvi un assaggio della vera Romagna, quella più conviviale e godereccia (o, come si dice da noi… “lova”!).


Un consiglio spassionato?

Provate i dolci, la ciambella o la biscotteria: è tutto di produzione rigorosamente artigianale, specialità di Chef Valentina.

Abbinati, perchè no, ad un buon calice di albana passito, un distillato della “Pregiata Selezione” o un liquore dolce della casa. Gianduia, fondente, zabaione, caramello, liquerizia e tante altre originali proposte disponibili ogni giorno a sorpresa.


domenica 31 ottobre 2021

Le Ferrovie Dimenticate a Ponte Priula – La Via del Gusto ci porta al Salumificio Spader e ai vini di casa Ceotto


Borghi d'Europa ha proposto un incontro di informazione sul tema delle ferrovie dimenticate a Ponte Priula.

L'intervento del Presidente Renzo Lupatin (fondatore della rivista La Vaca Mora), ha ricordato come dal piazzale della Stazione di Susegana partisse la tranvia diretta a Pieve di Soligo.

La tranvia Susegana-Pieve di Soligo era un impianto noto per il trasporto dei passeggeri e delle merci che a partire dal 1913 prese ad attraversare la valle del fiume Soligo. Gravemente danneggiata a causa della Grande Guerra, durante la quale la sede era stata utilizzata per l'impianto di una ferrovia di interesse bellico, la tranvia passò di mano nel 1921 per poi venire formalmente soppressa nel 1931.



La tranvia, a scartamento metrico, aveva origine nella frazione di Susegana denominata Ponte della Priula, che ospitava la stazione ferroviaria cittadina, con un capolinea situato nelle immediate adiacenze della stessa denominato "Susegana Ferrovia"; nella piazza non era presente alcun cappio di ritorno: i treni retrocedevano fino alla stazione per invertire la marcia. Superato il tempio votivo, nelle cui adiacenze era edificata la rimessa tranviaria, i convogli incontravano poi la stazione tranviaria vera e propria, "Susegana Stazione", per poi dirigersi in direzione nord ovest.



Erano dunque servite, in successione, le fermate intermedie di Colfosco, Falzè di Piave (indicata negli orari dell'epoca con la grafia "Falsè") e Barbisano.



Giunta a Pieve di Soligo, la tranvia presentava una stazione in via Lamberto Chisini, il cui fabbricato è tuttora esistente e presso la quale esisteva una seconda rimessa, per poi effettuare capolinea nella centrale piazza Vittorio Emanuele II, ov'era presente anche un deposito di rotaie raccordato, ospitato dell'edificio poi sede della Cassamarca.



Materiale rotabile

Il parco trazione della tranvia era costituito da tre locomotive a vapore di tipo tranviario numerate 71÷73, costruite dalle officine di Saronno su disegni e licenza della Maschinenfabrik Esslingen; dopo la cessazione della guerra, nel 1918 le stesse furono trasferite a Udine per il prestare servizio sulla tranvia Udine-San Daniele.



Il materiale rimorchiato comprendeva tre carrozze passeggeri di seconda classe e due miste di prima e seconda classe, cui si aggiungevano cinque carri chiusi e cinque aperti per il trasporto merci.

L'inaugurazione della tranvia in una nota cartolina d'epoca


Quadro orario della tranvia nel 1915

La stessa fu peraltro ricostruita provvisoriamente in forma di ferrovia militare, con uno scartamento rispetto al quale le fonti non concordano, riportando i valori di 700 mmo 750 mm]. Tale "ferrovia da campo" (gli austriaci chiamavano "'Feldbahn" tale tipo di infrastrutture) seguiva il percorso originario Ponte della Priula-Pieve di Soligo proseguendo poi su Follina (ricalcando con ciò l'originario progetto della "Veneta") e Revine Lago; una breve diramazione consentiva di raggiungere l'abitato di Falzè di Piave





Ma gli antichi cultori del buon gusto non potevano non fare una tappa a due protagonisti de Le Vie del Gusto. Anzitutto a Mosnigo, al Salumificio Spader.



“La caratteristica particolare di questa Azienda è che non si è concentrata sugli insaccati, come ci si aspetterebbe da un’industria salumiera, ma si è specializzata nella cottura di grossi pezzi di carne da affettare; ha quindi scelto come proprio target principale quello dei rivenditori (rosticcerie, salumerie, ristoratori).

Porchetta alla Trevigiana

Una scelta coraggiosa che ha avuto grande successo, poiché i rivenditori hanno riconosciuto la grande qualità di questa produzione, che rispetta le tradizioni venete, pur con qualche doveroso excursus nella tradizione del Lazio (ad esempio la Porchetta alla Romana, che fa bella compagnia a quella tradizionale Trevigiana e alla Porchetta Arrosto, o il Guanciale all’Amatriciana, anch’essa affiancata a quella tradizionale, nelle versioni dolce, affumicata, aromatizzata al pepe e aromatizzata al peperoncino; ce n’è per tutti i gusti!).

Forse può meravigliare la proposta della Porchetta alla Trevigiana (che tra l’altro ha un grande successo!) in quanto si pensa che sia un piatto solo romano o comunque del Centro Italia. Invece è documentata come specialità trevigiana fin dal 1919, quando fu proposta da Ermete Beltrame nella sua birreria sotto il Palazzo dei Trecento a Treviso. “ (Gianluigi Pagano)



Poi, se ci spostiamo nei Colli di Colfosco, potrete sorseggiare un buon bicchiere alla azienda agricola Ceotto, che segue i progetti e le iniziative di FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), che Borghi d'Europa ha sempre seguito con attenzione.





sabato 1 maggio 2021

Il Museo Parenzana a Isola (Slovenia)

Ciclovia del Sole: in Emilia Romagna aperto il tratto Mirandola-Osteria

 


 



L'incontro di Montebelluna sui temi della Mobilità Dolce, promosso dalla rete Borghi d'Europa,

è stato l'occasione per presentare l'apertura del tratto della Ciclovia del Sole di 46 chilometri da Mirandola a Osteria Nuova – dopo circa due anni di cantiere, compreso il periodo di lockdown .


Questa tratta della Ciclovia del Sole è stata realizzata sull’ex tracciato ferroviario della Bologna-Verona e fa parte dell’Eurovelo 7 Capo Nord-Malta. In queste settimane sono state ultimate le piazzole di sosta (dotate di illuminazione, wi-fi, carica cellulare e e-bike, kit di riparazione, rastrelliere, acqua ecc.), la segnaletica e, in alcune tratte, la stesura del terzo strato di asfalto stabilizzato.


Con la fine di questo cantiere (che ha visto la Città metropolitana di Bologna soggetto attuatore/stazione appaltante per la progettazione, espletamento della gara d’appalto nonché realizzazione e direzione lavori dell’opera) verrà aperto uno dei principali tratti mancanti della Ciclovia del Sole a Nord del capoluogo emiliano: quello dal confine tra Emilia-Romagna e Lombardia fino alle porte della Città di Bologna.



I numeri dell’intervento nella tratta Mirandola-Osteria nuova sull’ex tracciato ferroviario Bologna-Verona

lavori: primavera 2019-primavera 2021

costo: 5 milioni di euro

lunghezza complessiva: 46 km

8 comuni attraversati: Anzola dell’Emilia, Camposanto, Crevalcore, Mirandola, Sala Bolognese, San Felice sul Panaro, San Giovanni in Persiceto e Sant’Agata Bolognese (oltre 100.000 abitanti complessivi).

Il progetto è diviso in 5 tratti funzionali:

Osteria Nuova-San Giovanni in Persiceto,

San Giovanni in Persiceto-Crevalcore,

Crevalcore-San Felice sul Panaro,

San Felice sul Panaro-Mirandola,

Mirandola-confine con la Regione Lombardia.

Meccanica per mtb corso online

Corso di Meccanica per Mountain Bike


I numeri della Ciclovia del Sole

Il progetto complessivo della Ciclovia del Sole Verona-Bologna-Firenze percorre 392 km (di cui 154 km in Emilia-Romagna e 120 km nella città metropolitana di Bologna), che si inseriscono in una delle più importanti ciclabili europee (Eurovelo 7 da Capo Nord a Malta per 7.400 km complessivi).


sabato 6 marzo 2021

Tranvia Montebelluna-Valdobbiadene

 

 La seconda settimana dei Percorsi Internazionali sulla Mobilità Dolce, promossa da Borghi d'Europa

nel quadro del progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio Iai-Iniziativa Adriatico Jonica,

Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico-jonica), è dedicata  ai temi 

delle ferrovie (non)dimenticate.

Per la speciale 'Bottega dei ricordi', ecco la tranvia Montebelluna-Valdobbiadene, che,nata per collegare celermente Valdobbiadene con Montebelluna e la rete ferroviaria nazionale, al pari della coeva Montebelluna-Asolo, di cui condivise le sorti, era una linea a trazione elettrica che rappresentò all'epoca un importante strumento di promozione economica dei territori attraversati.

Inaugurata nel 1913, risultò penalizzata dal mancato prolungamento verso Susegana e dal calo di traffici derivato dalla crisi economica successiva al primo dopoguerra, che indusse nel 1931 alla sua soppressione.


Un primo progetto per la realizzazione di una tranvia a vapore tra Valdobbiadene e Montebelluna fu elaborato nel 1906 a cura di un comitato promotore presieduto dal cavalier Andrea Antonini, titolare di un importante canapificio a Crocetta del Montello, che prese a tal fine contatto con la Società Veneta per la costruzione la gestione di tale impianto.


Presentato dalla Società Veneta il progetto definitivo il 4 agosto 1907, la concessione per la costruzione e l'esercizio di entrambe le tranvie fu oggetto di convenzione stipulata il 9 aprile 1909[4] approvata con Regio decreto n. 114 del 14 maggio dello stesso anno. La stessa, della durata di 60 anni, prevedeva una sovvenzione chilometrica di 1.900 Lire/anno.


Dopo la solenne cerimonia di inaugurazione delle linee, avvenuta il 3 agosto 1913, con un avviso che recava gli orari del servizio, la Società Veneta comunicò l'apertura all'esercizio delle due linee, che avvenne il successivo 17 agosto.


«Le ubertose pendici che sono l'ornamento e la ricchezza delle nostre Prealpi sopra la pianura trevisana, stendendosi da Asolo Turrita a Montebelluna operosa a Valdobbiadene vinicola e leggiadra, sorridevano ieri di schietta esultanza (...)»


(Da, La provincia di Padova, Valdobbiadene, 3 agosto 1903)

Con Regio decreto n. 418 del 3 aprile 1913 veniva approvata una nuova conventione con la Società Veneta che prevedeva l'elettrificazione della "tramvia Asolo-Montebelluna-Valdobbiadene", come veniva ufficialmente denominato l'insieme delle due linee[.


La prima guerra mondiale, ormai alle porte, comportò gravi danni causati dalla vicinanza del fronte, causando la sospensione del servizio tranviario. Il collaudo definitivo, ad opera della stessa Società Veneta, avvenne comunque il 7 maggio 1915. In tale periodo l'autoservizio sostitutivo organizzato dalla ditta Cecconi iniziò a rappresentare una pericolosa alternativa per l'avvenire della tranvia[.


Cessate le ostilità e ripreso il servizio, un Decreto legge del 19 ottobre 1923 eliminò i sussidi statali per la tranvia, comportando maggiori esborsi a carico dei comuni attraversati. Ulteriori per la società di gestione derivarono dalla inaugurazione, avvenuta il 25 maggio 1916[9], della ferrovia Montebelluna-Susegana, che vedeva svanire i ventilati progetti di prolungamento verso Volpago e Ponte della Priula[10], ove già esisteva la tranvia Susegana-Pieve di Soligo.


Il periodo successivo registrò un costante calo dei viaggiatori trasportati e, conseguentemente, degli introiti per la Società Veneta che in luogo di un ventilato progetto di prolungamento verso Bassano del Grappa optò per la chiusura delle due linee tranviarie, avvenuta il 31 marzo 1931.




venerdì 26 febbraio 2021

I PERCORSI DI MOBILITA' DOLCE A IPPOBICIGRILL A MONTEBELLUNA

 

Tagliata di manzo con indivia al profumo di arancia e patate al forno, pranzo gustosissim


Lungo la ciclovia che collega Montebelluna a Nervesa della Battaglia, si trova il ristorante

IppoBiciGrill,a pochi chilometri dal Montello,luogo ideale per gli amanti del trekking e base di partenza per escursioni a piedi,in bicicletta e per splendide passeggiate a cavallo.

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno scelto il sito per ospitare il quartier generale

dei Percorsi Internazionali della Mobilità Dolce, che dal 1° marzo al 30 giugno porteranno a Montebelluna e nel Montello, rappresentanti di borghi italiani ed europei, per 'raccontare' le storie di territori poco conosciuti.

Incontri di informazione ; interventi di giornalisti e uomini di cultura e di sport ; degustazioni con le eccellenze locali e dei territori invitati ; una non stop di interviste,interventi multimediali, per una rassegna stampa che prevede oltre 500 servizi informativi e almeno 30 trasmissioni televisive.


A questo impegno è chiamato il giovane staff del ristorante, che da novembre del 2020 propone una cucina di grande valore,ispirata alle tradizioni, ma capace di strizzare l'occhio ai buongustai, grazie ad autentici piatti gourmet.

La presenza di Alessandro dona alla cucina quell'estro e quella creatività che sa soddisfare sia gli sportivi che i consumatori più esigenti.

Per davvero IppoBiciGrill stà diventando una 'tana del gusto', attenta alla selezione di ingredienti e  materie prima di assoluta eccellenza e al privilegio di vini che spaziano dal Veneto ad altre regioni.


Dall'esperienza e dalla passione di chef Alessandro, alla competenza e alla simpatia di Gabriele,l'oste di casa che sovrintende alla carta dei vini, alla frizzantezza di Paola che porta nell'accoglienza e nel servizio,un tocco di simpatia : ecco il segreto del locale .



venerdì 29 maggio 2020

Valposchiavo : all'Agriturismo Miravalle a Brusio


Marco Domenico Triacca,nume tutelare  dei Vini La Perla di Tresenda di Teglio, ci aveva suggerito (da buon valposchiavino doc), a Brusio, l'Agriturismo Miravalle.

Piacere con vista
Non è  un caso che l'Agritursmo Miravalle si chiami così : gode infatti di una splendida vista sulla
parte meridionale della valle, sul viadotto elicoidale e,oltre, fino alle alpi bergamasche. Nessun traffico stradale distruba la quiete,soltanto il lieve rumore dei mestoli nelle pentole proviene dalle cucine.Una leccornia proposta da Barbara e Davide Migliacci sono i panzerotti dello sche.La ricetta
esatta è segreta,non resta che provarli."
(da Valposchiavo,by TransHelvetica).

Agriturismo Miravalle
La Presa
CH-7743 Brusio [GR]
+41 81 846 55 22
info@miravalle.ch
Agriturismo Miravalle, Brusio – Prezzi aggiornati per il 2020



Valposchiavo Turismo

CH-7742 Poschiavo
T +41 81 839 00 60
E info@valposchiavo.ch

giovedì 21 maggio 2020

Valposchiavo : un salto alla Hostaria del Borgo a Poschiavo

 

Marco Domenico Triacca,nume tutelare  dei Vini La Perla di Tresenda di Teglio, ci aveva
suggerito (da buon valposchiavino doc), l'Hostaria del Borgo a Poschiavo (CH).
Certamente la nostra segnalazione aggiunge ben poco ai meriti di questo splendido locale,
ma lo inserisce in un progetto europeo di ampio respiro.
"Il locale è situato nella piazzetta centrale del paese vicino alla chiesa. Molto caratteristica è la sala da pranzo ricavata in una vecchia cantina" 

Così i giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa,impegnati in un viaggio del gusto che
'copre' le Terre di Confine, hanno seguito il suggerimento, ricavandone un'ottima impressione.

L'Hostaria del Borgo unisce l'originalità dell'arredamento alla cucina che fonda le proprie storie
nelle tradizioni locali. Il servizio è effervescente e sa accompagnare con spiegazioni appropriate
i diversi piatti proposti.

Buona la scelta dei vini, per un rapporto qualità-prezzo del tutto onesto.
Decisamente da frequentare !

Via da Mez 135, 7742 Poschiavo, Svizzera,





Valposchiavo Turismo

CH-7742 Poschiavo
T +41 81 839 00 60
E info@valposchiavo.ch


venerdì 15 maggio 2020

Valposchiavo, terra di confine 'sostenibile'

Nel 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale, Borghi d'Europa inseriva la ferrovia retica
Albula/Bernina nel Percorso Internazionale sulle ferrovie (non) dimenticate.
Fu infatti la terza ferrovia al mondo ad essere nominata Patrimonio Mondiale UNESCO.
" Non c'è da meravigliarsi : da Thusis a Tirano il treno,per 122 chilometri,attraversa oltre 196
ponti e 55 gallerie.Sfila davanti al ghiacciaio del Morterascht, si arrampica senza cremagliera sul
passo ferroviario alpino più alto d'Europa, il Passo del Bernina con i suoi 2253m. e ardito si snoda sui tornanti che scendono fino a Poschiavo e Tirano."
Le note tratte dalla guida turistica 2018 'Valposchiavo' (realizzata da Valposchiavo Turismo e
Transhelvetica, rivista svizzera per la cultura dei viaggi), ricordano anche come la tratta Poschiavo-
Tirano fu la prima nel 1908 ad aprire la parte iniziale della Linea del Bernina.

Kaspar Howald, direttore di Valposchiavo Turismo, donò nel 2018 un buon numero di guide
ai giornalisti e ai comunicatori di Borghi d'Europa, convenuti a Milano per la presentazione dei
Percorsi Internazionali.
In quella occasione prese forma l'itinerario La Montagna dell'informazione, con l'Azione
Terre di Confine ( Valtellina e Valposchiavo).
Nedl 2020 e nel 2021 verranno raccolti i contributi che giornalisti e comunicatori hanno voluto
apportare all'iniziativa.

Guida turistica ufficiale - Valposchiavo

venerdì 28 febbraio 2020

Quanta vita ancora lungo le ferrovie dimenticate 2020


Domenica 1 marzo apre la festa dei treni d'epoca che ritornano sulle tratte, è la festa di coloro che vanno a piedi e in bici o a cavallo sulle tratte che non hanno purtroppo più i binari e sono in preda alla vegetazione e all'oblio. È una giornata nata, come scriveva il nostro past president Albano Marcarini, per ricordarci che esistono ancora le ferrovie. Strano, no? C'è bisogno di ricordarsene. Perché ce ne stiamo dimenticando. Buffo un Paese che si dimentica delle cose che ha. La Giornata delle Ferrovie Dimenticate, col tempo, avrebbe dovuto perdere di importanza perché si sarebbe finalmente capito che lasciare allo sbando un patrimonio così cospicuo, e capillare, e unico, e prezioso sarebbe stata una vera follia.
Si pensava che dalla giornata della memoria ferroviaria si sarebbe infine passati alla giornata del grande ritorno del treno. Quasi ci siamo oggi nel 2020, dopo 13 anni di battaglie, ma ancora molto c'è da fare: ancora tratte chiuse aspettano di riavere l'esercizio ordinario, ancora tratte in degrado che è purtroppo impossibile riarmare per il ritorno del treno devono essere valorizzate e recuperate a vie verdi.
Auguro a tutti i partecipanti e simpatizzanti di Co.Mo.Do. da tutte le regioni d'Italia, di vivere una bella domenica dove il treno che prenderete scivolerà con quel mormorio indimenticabile, dove ogni carrozza sarà un salotto in cui si parlerà sottovoce in amicizia e allegria. Una domenica, questa del 1 marzo, che va ad inaugurare anche il nostro consueto Mese della Mobilità Dolce: contrariamente a quello che succede quando siamo dentro l'auto, il paesaggio si darà a vedere e non ad essere, e sia in bici che a piedi ci saremo seduti dentro. E sarà bellissimo.
Walter Cardinale - Presidente Co.Mo.Do. Cooperazione Mobilità Dolce

Photo courtesy: Mario Dessì

La 13 Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate ha il patrocinio del Ministero dell'Ambiente, di ISPRA Istituto Superiore per l'Ambiente e della Rete mineraria italiana REMI, dell'ENIT, dell'Ass. Cammini d'Europa, della DMO Internazionale Mediterranean Pearls
Hanno già dedicato articoli e interviste in queste ultime settimane a Co.Mo.Do.:
Adnkronos, Radio Vaticana, Radio in Blu, i Tg di Radio 1, 2 e 3,il TgCom 24, Famiglia Cristiana, Settimanale F, Il Giornale di Sicilia, Life in Travel, Master Viaggi, Viaggiatori.com, Balarm, Vistanet, Sentire, Ciclicità di Simtur, Blog Ladra di Biciclette, Itinerari e luoghi, Travel non stop, Sardegna reporter, Vivo Umbria, Il Dispaccio, Voghera news, Club Alpino Italiano Cagliari, Move Magazine, Piccoli borghi di gusto, Etna e dintorni, Earth day e molti altri ancora ne seguiranno. Stay tuned.

giovedì 27 febbraio 2020

Il progetto Borghi&Binari del Gusto


Il 1 marzo si svolge a livello nazionale la Giornata delle ferrovie dimenticate,ideata e organizzata da
Co.Mo.Do (Cooperazione per la Mobilità dolce).
Borghi d'Europa partecipa da diversi anni alla iniziativa, proponendo percorsi informativi che in questo 2020 si sono concretizzati nel progetto Borghi&Binari del Gusto, Itinerario del buon e bello vivere lungo le strade ferrate.
Le tappe del viaggio riguardano la Valtellina e la Valposchiavo (CH), la linea Transalpina fra Slovenia e Trieste, la zona del Piave e del Montello (TV) e la Valle Agredo con la Treviso-Ostiglia.
" Per ogni tratta . osserva Renzo Lupatin, presidente di Borghi d'Europa-, verranno costruiti alcuni
percorsi del gusto, frutto delle visite dirette e in incognito dei nostri giornalisti e comunicatori ".

Mese della Mobilità Dolce 2020

Con il patrocinio di
Logo MATTM
Logo ISPRA
Logo ENIT
Logo Mediterranean Pearls
Logo SIMTUR
Logo Cammini d'Europa
Logo Viaggiatori.com
 

Commenti

venerdì 21 febbraio 2020

Tirano, vista dal trenino rosso del Bernina


Per i numerosi visitatori che raggiungono ogni anno le note località turistiche della valle come Bormio, Livigno o S. Caterina Valfurva, Tirano è sempre stata considerata una tradizionale sosta durante il viaggio in alta valle.
Facilmente raggiungibile da Milano, è collegata a St. Moritz e all’Engadina con il suggestivo trenino rosso della Ferrovia Retica che attraversa il passo del Bernina: la presenza della stazione di partenza del famosissimo trenino ha sicuramente contribuito lo sviluppo turistico di questa località, che attira oggi migliaia di visitatori.
Tirano, che fu fin dall’antichità uno dei centri economici e culturali più importanti della Valtellina, sorge ad un’altitudine di 450 m ed è contornato dalle montagne: a sud le Alpi Orobie valtellinesi, a nord il massiccio del Bernina e a nord-est quello dello Stelvio.
L’abitato è situato nei pressi della confluenza dei due rami sorgentiferi del fiume Adda, là dove si incontrano la Valtellina e la Val Poschiavina, pressoché interamente ubicata in territorio svizzero. Numerosi sono gli hotel presenti a Tirano e molte sono le possibilità di alloggiare in questa magnifica città.
La città si sviluppa attorno a due nuclei principali: il borgo antico sulla riva sinistra dell’Adda, circondato, sul finire del Quattrocento, dalle mura fatte erigere da Ludovico il Moro, e la zona di Madonna di Tirano che, dopo la costruzione  del santuario mariano nella prima metà del Cinquecento, diviene importante meta non solo di pellegrinaggio religioso ma anche centro commerciale di rilevanza internazionale, sede dell’importante fiera di San Michele.
Sulle mura, in parte ancora conservate, si sono progressivamente appoggiate le case private. Ancora esistenti le tre porte di accesso al borgo fortificato, Porta Poschiavina, Porta Bormina e Porta Milanese, e il castello di Santa Maria.
Poco rimane della città medievale, distrutta in parte da un incendio del 1400, mentre molti sono i segni del risveglio rinascimentale.
Entro i confini del borgo fortificato sorgono numerose case e palazzi nobiliari appartenenti alle maggiori famiglie (Palazzo Salis, Palazzo D’Oro Lambertenghi, Palazzo Visconti Venosta, Palazzo Merizzi, Palazzo Torelli, ecc.).
Fuori dalle mura si trovano Palazzo Foppoli e Casa Grana-Pievani Arcari, costruiti sulla sponda destra del fiume Adda.
Tesori celati ai più rimangono all’interno dei palazzi: androni, corti, portali, scaloni, stüe, saloni, soffitti decorati, ecc.
Il centro di Tirano, a differenza di altri borghi valtellinesi, si distingue anche per la promiscuità tra case patrizie ed edifici rurali, spesso non meno interessanti dei primi.

Storia

Tirano è un borgo di origine romana. Nel corso del Medioevo vennero erette sul suo territorio fortificazioni e castelli che ne attestano l’importanza strategica (è proprio da Tirano che si dipartono le strade per il Bernina, il Bormiese, la Bassa Valtellina e l’Aprica).
Alla fine del 1400 Ludovico Sforza, detto “il Moro”, fece cingere l’abitato da mura per proteggerlo dalle incursioni dei vicini Grigioni, che intendevano impossessarsene, consapevoli dell’importanza della Valtellina quale territorio di accesso alla Pianura Padana.
Avvenimento chiave nella storia di Tirano fu la miracolosa apparizione della Madonna il 29 settembre 1504, con la successiva edificazione del santuario dedicato alla Beata Vergine, che divenne ben presto il baluardo del cattolicesimo contro la diffusione della riforma luterana promossa dalle Leghe grigionesi, che nel 1512 riuscirono a raggiungere il loro obiettivo, avviando una dominazione su Tirano e su tutta la Valtellina, che durò per oltre due secoli, durante i quali fecero smantellare le principali costruzioni fortificate.
Nel 1606 vennero pubblicati per la prima volta i “Capitoli novi della magnifica università di Tirano”, un insieme di leggi per la regolamentazione della vita dei cittadini di Tirano, sul modello di regolamenti che similmente si erano diffusi in Svizzera, anche se i rapporti con i Grigioni si fecero sempre più aspri soprattutto per i numerosi attriti di stampo religioso che ponevano come sempre i cattolici valtellinesi in contrasto con gli svizzeri protestanti che avevano goduto di una certa fortuna presso la classe dirigente di Tirano, mentre il popolo supportava perlopiù il clero il quale era terrorizzato dall’idea di perdere i propri secolari privilegi e la propria influenza sul borgo.
Il contrasto tra cattolici e protestanti, sfociò nel cosiddetto “Sacro Macello di Valtellina“, una vera e propria rivolta che i cattolici intransigenti valtellinesi guidarono contro i sostenitori del protestantesimo, il che costrinse anche i Grigioni ad abbandonare molti punti chiave in città ed a fare ritorno entro i confini svizzeri. Malgrado questo tentativo avesse sortito effetti positivi anche sul piano politico, già dal 1639, con il “Capitolato di Milano”, la Valtellina fece ritorno sotto il dominio dei Grigioni, i quali però proclamarono la tolleranza religiosa verso la maggioranza di fede cattolica che in breve tempo non solo instaurò una chiesa tiranese sempre più forte, ma guadagnò influenza negli anni d’oro dell’inquisizione quando in queste valli ebbe luogo il trionfo della caccia alle streghe.
Nel Settecento Tirano rimase sotto la dominazione svizzera, ma già sul finire del secolo incominciarono a sentirsi le prime avvisaglie della Rivoluzione Francese con piccole e grandi insurrezioni che interessarono l’abitato. Il 10 ottobre 1797, con l’Editto di Passariano, l’allora Generale Napoleone Bonaparte decretò l’unione della Valtellina alla Repubblica Cisalpina, sotto la reggenza di Francesco Melzi d’Eril.
Una mossa errata, però, si rivelò il sequestro dei beni preziosi appartenenti al tesoro del Santuario della Madonna di Tirano nel 1798, operato dalle forze francesi per il sostegno delle truppe che inviarono tali ricchezze alla capitale Milano per poi essere disperse.
A complicare il già triste periodo, l’8 dicembre 1807 si abbatte su Tirano una calamità naturale: a causa delle molte piogge del periodo, un’enorme frana scende a valle del Monte Masuccio andando a sbarrare il corso del fiume Adda, creando una varriera di 43 metri. La disgrazia sembrava essersi fermata quando, nel maggio dell’anno successivo, con lo scioglimento della neve accumulatasi nell’area durante l’inverno, la parte alta della diga naturale creatasi con la frana cedette e scese torrenzialmente mista ad acqua sino all’abitato tiranese spazzando via vigneti, terreni coltivati, case e distruggendo il ponte di comunicazione della cittadina.
Dopo il Congresso di Vienna, la Valtellina e Tirano vennero annesse alla Lombardia e divennero parte del Regno Lombardo-Veneto col quale condivideranno tutte le sorti, godendo ad ogni modo di un periodo di florido benessere dato da una serie di opere stradali che gli austriaci compirono nell’area, potenziando la viabilità della Valtellina e fortificarono le rive dell’Adda e proteggendo il paese da possibili esondazioni.
Con la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861, Tirano conobbe un ulteriore periodo di sviluppo, anche se a partire dalla seconda metà del XIX secolo, iniziò copioso il fenomeno dell’emigrazione. Questo fatto permise comunque il raggiungimento di alcuni obbiettivi di sviluppo fondamentali, come ad esempio la costruzione della ferrovia locale che giunse agli inizi del XX secolo, e nel 1902 venne edificato il tratto Sondrio-Tirano, mentre nel 1909 nacque la tratta St.Moritz-Tirano.
Dopo i due conflitti mondiali, Tirano conobbe il boom economico degli anni ’50 e ’60 con un conseguente aumento del fenomeno del contrabbando data la vicinanza con le aree della Svizzera. Oggi il paese è in prevalenza una meta turistica per le vicine località sciistiche e come punto di partenza del  Bernina Express.

Da visitare

Tirano è una cittadina da scoprire. Oltre all’imprescindibile visita al Santuario della Madonna di Tirano, non può mancare una passeggiata in uno dei centri storici più importanti della Valtellina, unico per numero di palazzi storici.

Santuario della Madonna di Tirano


Il Santuario della Madonna di Tirano sorge nel punto della confluenza delle tre vie di comunicazione che portano verso l’Alta Valtellina, la Bassa Valtellina e la Valle di Poschiavo, proprio nel punto dove, il 29 settembre 1504, festa di S. Michele, la Vergine Maria apparve al beato Mario Homodei, salutandolo con le parole: “Bene avrai” e chiedendo espressamente la costruzione di un tempio in suo onore con la promessa di salute spirituale e corporale a chi l’avesse invocata.
L’apparizione, supportata dall’immediato verificarsi di miracoli, indusse la gente a sollecitare l’edificazione del tempio e rappresentò un’occasione per manifestare più apertamente la religiosità e la profonda devozione mariana di quella terra. La gente contadina era per lo più abituata a vivere l’esperienza religiosa anche negli episodi della vita quotidiana: è facile capire come spontaneamente corresse a quel luogo benedetto e poi alla cappella per i problemi di tutti i giorni, e il compiersi dei miracoli non poteva che accrescere questo fenomeno.
Data la reazione popolare, solo 11 giorni dopo l’apparizione, l’autorizzazione alla costruzione del santuario fu subito concessa dalla Curia di Como. Il luogo era già stabilito: quello dell’apparizione, il 10 ottobre 1504, undici giorni dopo l’evento, dove già era stata eretta con frenetico zelo una cappella.
Neppure sei mesi dopo l’apparizione, esattamente il 25 marzo 1505, fu posta la prima pietra. Nel 1513 la chiesa era già officiata, anche se incompleta. Numerosi maestri d’arte, nei secoli successivi, gli diedero l’attuale bellezza e ricchezza artistica.
Esternamente la Basilica presenta caratteri rinascimentali che permettono al visitatore di percepire l’armonia e l’equilibrio tipici dell’arte cinquecentesca.
Degni di nota sono il portale maggiore, opera di Alessandro Della Scala, le finestre laterali, la cupola e la torre campanaria.
Entrando nel Santuario, la particolarità che subito è ravvisabile agli occhi del visitatore è l’enorme quantità di stucchi, dipinti e decorazioni presenti sulle pareti e sulle volte del soffitto della chiesa, il tutto teso a ricoprire ogni spazio disponibile, caratteristiche queste che hanno consentito a tale monumento di divenire un’insigne esempio della maestria dell’arte rinascimentale lombarda.
L’inerno misura 20,35 metri in lunghezza e 14, 40 in larghezza. La pianta è a croce latina dalla quale si levano il coro con l’abside e, su robusti pilastri, le tre navate, divise in altrettante campate dalle volte a crociera, l’ultima delle quali alta a formare il transetto, al cui centro si apre la cupola.
Il cuore della basilica è rappresentato dalla cappella e dall’altare dell’Apparizione. Inserito nel contesto architettonico e decorativo della cappella, rivela uno stile molto diverso, di gusto neoclassico, imperiale, in lucido marmo di vario colore. Nell’edicola sull’altare dell’Apparizione domina la statua lignea policroma e dorata della Madonna. Il vano dietro l’altare è chiamato ‘scurolo’, l’angolo più appartato di tutto il tempio. ‘Ubi steterunt pedes Mariae’: la scritta ‘dove si posarono i piedi di Maria’ indica il luogo esatto dell’Apparizione, luogo che favorisce il raccoglimento e permette al fedele di entrare in personale contatto con la Madonna lì apparsa.
L’altro punto di fondamentale importanza è l’organo, che rappresenta l’opera più pregevole cha dà al santuario larga fama e suscita l’ammirazione dei visitatori. Alto quasi 14.50 mt. è sorretto da otto colonnine di marmo rosaceo, provenienti da Arzo nel Canton Ticino. La gran cassa, in legno finemente intagliato, fu realizzata nella prima metà del 1600. Per la maggior parte l’opera monumentale è di larice rosso. La parte strumentale, con 2.200 canne (inizialmente) di purissimo stagno, è stata più volte restaurata ed è tuttora in funzione e accompagna le celebrazioni liturgiche festive. L’organo, per sua natura strumento di celebrazione sacra tramite il suono della musica e l’accompagnamento dei canti, qui diviene già nella struttura un inno di lode a Dio Padre Onnipotente che si affaccia in alto con le braccia tese per accogliere le preghiere e le suppliche che con la musica e il canto s’innalzano a Lui.
La presenza di ricordi, fotografie ed ex-voto testimoniano ancora oggi la devozione dei fedeli verso questo luogo di pellegrinaggio.
Il santuario di Tirano è stato un punto di riferimento importante per i valligiani, soprattutto durante l’occupazione e le guerre, e la devozione alla Madonna come protettrice della valle e simbolo della sua libertà si è sicuramente andata consolidando nel tempo. Ora come allora il santuario è meta di numerosi pellegrini e turisti che, come recita la formella in marmo (1534) apposta sopra il portale principale del tempio, affidano alla Vergine Maria con cuore sincero le proprie preghiere.
Qui, in questo santuario, ogni giorno accorrono i devoti per deporre ai piedi della Vergine gioie, speranze e sofferenze e per avere salute e consolazione. Per questo – fin dall’inizio – è invocata anche col titolo di ‘Santa Maria de la Sanitate’, della salute.
La Madonna di Tirano è stata proclamata patrona della Valtellina da papa Pio XII.
Oltre all’importanza religiosa, il gusto barocco, la grazia e la ricchezza delle decorazioni a stucco, delle sculture e degli affreschi, fanno sì che il santuario venga considerato, con il Duomo di Milano e la Certosa di Pavia, una delle tre chiese più belle della Lombardia.
Orario di apertura:
Tutti i giorni: ore 07,00 -12,15; 14,30 -19,00
Nel mese di maggio: orario continuato il mercoledì, il sabato e la domenica
Da giugno a fine settembre: orario continuato per tutta la settimana dalle ore 7,00 fino alle 19,00

Palazzo Salis


Palazzo Sali s di Tirano si colloca come una delle mete culturali e turistiche di maggior interesse di tutta la Valtellina, visitabile tutto l’anno con visite guidate per piccoli e grandi gruppi.
Ideale come m eta di visita di scuole e di amanti della storia ed architettura del 600 e 700, ma anche per gli appassionati della natura, dello sport e dell’enogastronomia valtellinese.
Palazzo Salis di Tirano ha recentemente aperto un percorso museale che, snodandosi attraverso alcune delle più belle sale di una prestigiosa residenza di famiglia, consente ai visitatori di ammirare le pregevoli decorazioni, gli affreschi dal ricco ed in parte ancora inesplorato apparato iconografico, gli arredi storici e di prendere visione di una significativa documentazione sulla storia locale.
La visita può includere, su richiesta, anche il prezioso giardino all’italiana, una vera chicca nascosta all’interno di Palazzo Salis. Il giardino all’italiana é riportato  su diverse antichissime piante del palazzo , tra cui una originale del 1813 visibile nella prima sala del museo. Il giardino all’italiana non é per nulla comune in ambito alpino, anzi rappresenta una vera rarità: in tutta la Valtellina se ne contano solamente 2, di cui quello di Palazzo Salis é il più grande e famoso. Un team di giardinieri cura con professionalità ed attenzione ogni anno la potatura della siepe di bosso, posta a formare 4 quadranti di labirinti, così come le rose, nonché la salute delle numerose piante da frutto e del maestoso e secolare cedro del Libano, che da oltre 2 secoli veglia sulla storia della nobile famiglia Salis.
Orari:
Dal 1° maggio a fine settembre :
da lunedì a sabato: tutte le mattine alle 10 e alle 11.
da giovedì a sabato: anche il pomeriggio alle 15 e alle 16.
Dal 1° ottobre al 30 aprile :
da martedì a sabato: alle 10 e alle 11.
Visite in altri giorni ed orari sono sempre possibili su prenotazione.

Palazzo Lambertenghi

Il palazzo, di origine quattrocentesca, si trova nel centro storico di Tirano ed ospita una collezione di mobili e oggetti appartenenti alla famiglia che tuttora lo abita.
I piani visitabili sono due: al piano terra troviamo un salone con volta ad ala di pipistrello che conserva una collezione di stipi monetieri, la cucina, la sala da pranzo, una stua del ‘500 (detta “delle colonne”) con soffitto ligneo settecentesco a “rocaille”  e uno studio; al primo piano sono collocate le camere da letto e sono visitabili le due stüe cinquecentesche.
Di fronte all’ingresso del palazzo, al di là della strada, si trova il giardino, e, sul retro, la vecchia casera.
La proprietaria della casa guida i visitatori lungo questo itinerario permettendo ai visitatori di cogliere il legame tra i preziosi oggetti della collezione e la vita quotidiana.

Piazza Parravicini

piazza Pallavicini, con l’omonimo palazzo seicentesco, è studiata con quinte e facciate che disegnano prospettive barocche di particolare suggestione.
La piazza costituisce, assieme alla vicina contrada Dosso, uno dei luoghi storici più suggestivi della città da visitare … con il suo palazzo, dimora di una delle famiglie più benestanti della città, che conviveva a pochi passi con abitazioni contadine; il lato opposto al palazzo Parravicini, infatti, ci mostra storici nuclei abitati contadini che oggi in parte sono stati ristrutturati, ma che conservano ancora quell’originalità che contraddistingueva le case contadine di quelle epoche passate.
Da ammirare nella piazza, oltre alla bella fontana realizzata con pannelli di pietra verde quasi dipinta nella cinta muraria, è la chiesetta a forma ottagonale della Madonna Adolorata (simile a quella di San Rocco): un tempo antico oratorio dedicato alla Vergine Maria, nel 1664 venne restaurata divenendo la cappella di Palazzo Parravicini e, dopo la morte di Teresa Parravicini, la chiesetta passò, nel 1898, alla famiglia Merizzi che ne mantiene ancora oggi la proprietà. Oggi la chiesetta dedicata al dolore di Maria (Mariano Spasmo) costituisce uno degli angoli suggestivi della piazza; pochi anni fa è stata al centro di un bel restauro mirato a conservarne la storia e la bellezza.

Le tre porte

Dopo la costruzione delle mura ludoviciane a Tirano, vennero erette anche tre porte per consentire l’accesso alla città e vennero realizzate in corrispondenza delle vie commerciali e militari di maggior rilievo. Esse sono ancora presenti nel centro storico dell’abitato e portano i nomi di Porta Milanese (in direzione di Milano), Porta Poschiavina (in direzione del torrente Poschiavo) e Porta Bormina (in direzione di Bormio).

Curiosità

• A Tirano si trovano due stazioni: la stazione della FS (Trenitalia) e la stazione della RhB (Ferrovia retica).
• Qualcuno sostiene che le tre porte di accesso al borgo fortificato, Porta Poschiavina, Porta Bormina e Porta Milanese, ancora oggi visibili, siano state progettate dal grande scienziato Leonardo da Vinci.
• Come a Siena, anche a Tirano si tiene ogni anno il Palio di Tirano … una tradizione che consolida anche in quest’area montana la presenza di un palio che però viene così definito impropriamente: la manifestazione della città, infatti, non è la classica corsa a cavalli come accade per Siena o Legnano, ma consiste in un grande happening di sport e giochi che coinvolgono la popolazione. Le discipline sportive praticate comprendono tra gli altri nuoto, ciclismo, tornei di poker e scopa, oltre a partite di calcio, gare di tiro alla fune e tiro con l’arco.
Le dieci contrade, in cui è diviso l’abitato cittadino, sono suddivise come segue, ognuna con un colore che contraddistingue i partecipanti: Porta Milanese (verde), Viale Italia (nero), Cartiera (grigio), Cologna (arangione), Madonna (rosa), Risciün (blu), Baruffini (rosso), Porta Bormina (giallo). Ciascuna contrada è retta da un Capitano.
Da regolamento, un contradaiolo appartiene dalla nascita ad una contrada, ma può decidere di cambiarla in caso di cambiamento della residenza all’interno della stessa città, oppure di mantenere quella di nascita.
Bernina Express Bernina Express Club Magellano
© CLUB MAGELLANO SRL by Mafegeni Viaggi  
Tel: 02.39523309 / Cell: 327.1493890 Lun-Sab | 9.00-19.00
E-mail: info@clubmagellano.it | Via Bagnolo 14 - Tavazzano (LO)